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Perché gli italiani investono poco?


I dati della Banca d’Italia mostrano un popolo molto legato alla liquidità del denaro: si stima che siano 1.557 miliardi gli euro che gli italiani tengono in banconote o depositati nel conto corrente.

Il trend generale punta quindi all’immobilità del capitale, complice una serie di fattori.

Le crisi finanziarie attraversate a livello nazionale, europeo e addirittura globale hanno lasciato alcuni nervi scoperti per gli investitori: gli economisti osservano che chi ha vissuto questo genere di esperienze negative abbassa permanentemente la sua propensione al rischio.

In parallelo, gli strumenti finanziari che gli italiani tradizionalmente giudicano più sicuri stanno diventando sempre meno redditizi: i titoli del debito pubblico come i BoT offrono ormai rendimenti negativi (-0,2%) e la Banca d’Italia osserva come sia crollato il loro possesso da parte delle famiglie, passando dal 57% del 1988 al 5% odierno.

Similmente, i BTp di più lunga durata oggi sono visti come investimenti più volatili rispetto al passato e il mattone non offre le garanzie di un tempo.

All’immobilità del capitale contribuiscono altri due fattori:

  • secondo la Consob, il 37% degli italiani risparmia in modo occasionale e il 26% non riesce a tenere da parte nulla a fine mese;
  • secondo la Banca Mondiale, l’Italia è al 63esimo posto mondiale per educazione finanziaria dopo Zimbabwe e Congo.

A un quarto dei nostri connazionali manca il capitale per investire, mentre chi ce l’ha non sa come gestirlo efficacemente, cadendo quindi nella trappola della liquidità e del deposito: parliamo del 63% degli italiani, che però non si rende conto che questa condotta causa un’erosione dei risparmi, per l’inflazione e per i tassi negativi.

La perdita si misura anche in termini di opportunità mancate: un capitale immobile non può crescere nello scenario attuale.

Le possibilità di cambiamento, però, ci sono.

Diversi istituti finanziari hanno avviato iniziative per l’educazione di giovani e non sui temi degli investimenti, per offrire loro gli strumenti cognitivi e la consapevolezza per adottare una condotta più proattiva con il proprio denaro.

I listini azionari sono tornati a crescere e di fatto hanno raggiunto il massimo storico a novembre 2019 con rendimenti anche del 20%: con una valutazione dei rischi e la costruzione di un portafoglio diversificato, si può cogliere questo momento positivo per investire e accrescere il proprio capitale.

Un’altra strada è sicuramente quella della private equity: si investe in aziende non quotate in Borsa per sostenerle economicamente e ottenere rendimenti mediamente superiori alle azioni su 10 anni.

Poiché questo tipo di investimento aiuta attivamente il sistema economico italiano finanziando le sue imprese, il risparmiatore gode di diverse agevolazioni che rendono l’economia reale un ambito molto interessante.

Chiedere l’aiuto di un consulente finanziario aiuta a superare lo scoglio dell’educazione economica e consente di gestire il capitale in modo più oggettivo, superando paure e preconcetti del risparmiatore, ed efficiente, scegliendo gli strumenti più adatti al profilo di rischio dell’investitore, al suo tenore di vita presente e ai suoi obiettivi futuri.

Con Azimut Capital Management Agenzia di Bergamo avrai oltre 58 consulenti finanziari che ti consiglieranno le strategie di investimento per trasformare un capitale immobile in un’importante opportunità di crescita: scopri di più contattandoci.