pensione complementare

Perché conviene scegliere i fondi di pensione


In Italia esistono tre sistemi di calcolo della pensione, in base alla data di maturazione dei contributi: retributivo (prima del 1996), contributivo (dopo il 1996) e misto (sia prima che dopo).

Con il calcolo retributivo, viene riconosciuto il 2% dei migliori stipendi per ogni anno, per un assegno che può raggiungere fino all’80% della media delle migliori retribuzioni.

Con il calcolo contributivo, si considera solo il montante contributivo, con il risultato che la pensione è una percentuale dell’ultimo stipendio percepito e nei migliori casi raggiunge il 54% (fonte: Il Sole 24 Ore), con numeri ancora più bassi per le fasce di reddito lordo più alte.

Con Quota 100 diminuiscono gli anni di contributi versati e quindi il rapporto tra il primo assegno pensionistico e l’ultimo stipendio è del 6% inferiore per ogni anno anticipato.

In questo scenario, una pensione complementare è la soluzione migliore per mantenere un buon tenore di vita anche con sistemi di calcolo pensionistici penalizzanti, a prescindere da interventi e modifiche statali al sistema previdenziale.

Aderendo a un fondo pensionistico, si sceglie di versare mensilmente una somma che verrà investita in linee di gestione secondo il profilo di rischio più indicato per l’aderente: i risultati della capitalizzazione andranno a integrare l’assegno pensionistico per raggiungere una quota mensile più che dignitosa.

I fondi possono essere:

  • chiusi: sono legati alla professione svolta e ogni CCNL ha il proprio fondo; se il lavoratore sceglie di aderirvi, l’azienda preleverà automaticamente la quota mensile dallo stipendio per depositarla nel fondo;
  • aperti: sono destinati a tutti i lavoratori, sia dipendenti che autonomi; il versamento deve essere effettuato periodicamente dall’aderente, ma si può predisporre un bonifico automatico.

Se un dipendente non sceglie nessun fondo, può decidere di lasciare i suoi soldi nel TFR, ma non è una scelta conveniente: secondo le stime di AltroConsumo, in media la somma su un fondo è più alta di circa il 26% (su uno chiuso) e il 10% (su uno aperto) rispetto a quella lasciata sul TFR.

L’adesione a un fondo offre quindi un ritorno maggiore sulla quota versata, a cui si aggiungono importanti agevolazioni fiscali: i contributi sono deducibili fino a un massimo annuo di 5.164,57 euro, diminuendo quindi il reddito imponibile e di conseguenza le tasse.

Inoltre, le prestazioni erogate (sia in forma di capitale che di rendita) vengono tassate con un’aliquota del 15%, che scende fino al 9%, in netto contrasto con il 23% (scaglione minimo) e il 43% (scaglione massimo) della pensione INPS.

Infine, i costi di gestione sono molto contenuti: nel caso di un fondo chiuso parliamo di cifre inferiori all’1% annuo.

L’unione di questi fattori intrinsechi dei fondi pensionistici con i risultati degli investimenti permettono di ottenere una pensione complementare che mantiene alto il tenore di vita del contribuente.

Azimut Capital Management Agenzia di Bergamo offre una vasta gamma di servizi previdenziali rivolti a lavoratori dipendenti o autonomi e liberi professionisti, per tutelarli da scenari economici e normativi in continuo mutamento: assicuriamo una pensione serena valorizzando gli sforzi di una vita di duro lavoro.

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