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Come l’economia reale supporta le imprese in tutto il ciclo vitale


Gli investimenti in economia reale offrono un supporto importante per le aziende non quotate in Borsa: nel corso di ognuna delle fasi del loro ciclo vitale forniscono gli strumenti economici e le consulenze specialistiche per far crescere l’impresa.

Il successo imprenditoriale si trasforma in un ritorno economico importante per l’investitore, con un rendimento su dieci anni superiore a quello delle azioni.

Generalmente vengono individuate quattro fasi del ciclo vitale dell’azienda:

  1. Avvio;
  2. Sviluppo;
  3. Espansione;
  4. Maturità.

Tutto nasce da un’idea, ma prima che diventi impresa deve essere analizzata, valutata e presentata a potenziali investitori. Serve quindi capitale già in questa primissima fase e spesso proviene da famiglia e amici.

Successivamente, quando il futuro imprenditore ha qualcosa di più concreto in mano può rivolgersi ai business angel, persone con grandi capitali che amano investire personalmente in nuovi progetti.

In alternativa ci sono le piattaforme di equity crowdfunding, in cui molti investitori, privati o non, offrono il loro contributo per finanziare un’idea: inizialmente erano rivolte alle imprese innovative, ma oggi accolgono anche quelle tradizionali di piccole e medie dimensioni.

In fase di sviluppo subentrano i venture capital: sono fondi di investimento che permettono di sostenere un’impresa già avviata, di cui si può valutare performance, potenzialità, mercato, competitor, scalabilità e management.

Il rendimento deriva da quote di partecipazione con meccanismi simili al private equity, ma con un maggiore tasso di rischio vista la ‘giovinezza’ dell’azienda: investimenti di minoranza da disimpegnare dopo un periodo limitato di tempo per generare un guadagno.

Oltre al capitale, i venture capitalist possono mettere a disposizione il loro know-how per supportare la crescita dell’impresa e il superamento delle difficoltà.

Gli strumenti dell’economia reale sono slegati da quelli spesso più impegnativi e di difficile accesso di banche e altre istituzioni finanziarie, offrendo un importante vantaggio per le imprese italiane: negli ultimi dieci anni quelle che sono state finanziate da venture capital e private equity hanno ottenuto tassi medi di crescita dei ricavi e di occupazione superiori alle altre aziende, rispettivamente del 5,2% e del 4,7%.

In fase di espansione subentrano poi ulteriori opzioni di finanziamento:

  • piattaforme fintech con meccanismi di P2P lending e invoice financing;
  • finanziamenti di breve termine come minibond short-term;
  • finanziamenti di medio termine attraverso il private debt.

L’ultima fase del ciclo vitale porta alla quotazione in Borsa, in cui capitale e know how sono fondamentali per il successo dell’operazione.

Tutti questi strumenti legano a doppio filo imprenditore e investitore, creando un circolo virtuoso che beneficia entrambe le parti.

È importante però facilitare l’incontro tra queste due figure e per questo è nata Azimut Libera Impresa, la piattaforma del Gruppo Azimut dedicata all’economia reale che supporta l’immissione di liquidità nel mondo dell’impresa.

Il fondo di private debt di Azimut ha raccolto oltre 127 milioni di euro e ne ha investiti 92 su operazioni straordinarie (60%) e ordinarie (40%) con un rendimento lordo medio del portafogli del 6,5%.

L’Ipo Club, invece, è un fondo chiuso da 130 milioni di euro rivolto a PMI italiane d’eccellenza che hanno raggiunto la maturità, che permette di finanziarle con meccanismi di creazione di valore che allineano gli interessi dell’investitore e dell’imprenditore.

Scopri di più su Azimut Libera Impresa: contatta Azimut Capital Management Agenzia di Bergamo.