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La capitalizzazione dei mercati azionari negli ultimi 20 anni


Il valore di un’impresa può essere osservato da diversi punti di vista: se la società è quotata in Borsa, la capitalizzazione è un numero da tenere sicuramente d’occhio, specie se si hanno interessi sui mercati finanziari.

La capitalizzazione è calcolata moltiplicando il numero di azioni per il loro prezzo di mercato: non è quindi un indicatore del valore di un’azienda, ma piuttosto di quanto il mercato è disposto a pagare per avere una quota di partecipazione; si possono comunque trarre utili indicazioni sulle dimensioni dell’impresa e sul grado di fiducia concessole da azionisti e analisti.

È interessante quindi osservare come si è evoluta la classifica delle S.p.A. per capitalizzazione nel corso degli anni.

Prendiamo per esempio il quadro di 20 anni fa: nel 1999 la top ten delle imprese era molto diversificata, con operatori nel settore di Tecnologia (Microsoft 1°, Cisco 4°, Intel 6°, Nokia 8°, IBM 10°), Industria (General Electric 2°), Telecomunicazione (NTT DOCOMO 3° e Nippon Telephone 7°), Beni di Largo Consumo (Walmart 5°) ed Energia (Exxon Mobil 9°); gli Stati Uniti erano predominanti in questo scenario con 7 società, mentre le rimanenti si trovavano in Asia e in Europa.

Nei 10 anni successivi, la capitalizzazione si concentra su Energia e Finanza, con le realtà asiatiche che acquisiscono sempre maggiore rilevanza; la Tecnologia rimane un comparto predominante, ma in questi scenari si aggiunge anche la Sanità, che vive una fase di ascesa con Pfizer e Johnson&Johnson. Nel 2010 Apple fa il suo grande debutto in questa top ten, conquistando la prima posizione nel 2012 e mantenendola ininterrottamente fino al 2017.

Nel 2018 la Tecnologia rimane il settore a maggior capitalizzazione, con Microsoft 1°, Apple 2°, Alphabet 4°, Tencent 6° e Facebook 7°; le altre posizioni sono spartite da Beni di Consumo Discrezionali con Amazon 3° e Alibaba 8°, Finanza con Berkshire Hathaway 5° e JPMorgan 10°, e Sanità con Johnson&Johnson 9°.

Rispetto a 20 anni fa è cambiata anche la magnitudo di questi valori di mercato: confrontando la capitalizzazione di Microsoft nel 1999 con quella del 2018, entrambi anni in cui occupava la prima posizione nella classifica, la variazione è di +177,38 miliardi di dollari, ovvero di quasi il 30%.

Si tratta comunque di situazioni in continua evoluzione: a inizio 2019 Amazon ha superato Microsoft, con una capitalizzazione di 795 miliardi contro i 785 dell’azienda di Bill Gates; bisogna anche tenere sott’occhio le realtà asiatiche e l’evoluzione politica ed economica delle tensioni tra USA e Cina.

La capitalizzazione è un indice semplice, ma efficace, per la valutazione dei rischi di investimento e per diversificare il proprio portafogli:

  • Imprese sopra i 10 miliardi hanno organizzazioni e ruoli sul mercato consolidati, perciò sono a basso rischio, ma hanno anche un ritorno di investimento sul lungo periodo, in forma di aumento del valore delle azioni e dei dividendi;
  • Tra i 2 e i 10 miliardi troviamo compagnie per cui si stima una crescita ed espansione abbastanza rapidi; non godono della stessa stabilità e sicurezza di una grande impresa, ma rimangono una scelta valida;
  • Imprese con una capitalizzazione dai 300 milioni ai 2 miliardi sono giovani o rivolte a una specifica nicchia di mercato, perciò comportano alti rischi di investimento, sia per la loro natura, sia per la particolare sensibilità alle crisi di mercato.

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